Penrose: la vera intelligenza non può essere artificiale

di Simone Paliaga

Pubblichiamo l’intervista a Roger Penrose apparsa il 10 maggio 2018 su Avvenire

Mente umana e computer sono comparabili? Se ne discute a “Intelligenza Artificiale vs Intelligenza Naturale”, la seconda delle annuali Communitas Lectures. Questa volta sul palco si confronteranno due giganti del pensiero, il filosofo Emanuele Severino e il cosmologo Roger Penrose. Sabato 12 maggio dalle 14.30, al Centro Congressi della Fondazione Cariplo in via Romagnosi 8, dietro la Scala, a Milano, i due ospiti d’onore, coordinati da Fabio Scardigli, Marco Dotti e Marcello Esposito, e incalzati dai discussant Giacomo Mauro D’Ariano, Ines Testoni e Giuseppe Vitiello affronteranno il rapporto che corre tra mente umana e computer, tra coscienza e intelligenza artificiale.

Sir Roger Penrose, che cos’è l’intelligenza artificiale (AI)?

«Le persone spesso usano il termine molto liberamente, applicandolo anche a semplici dispositivi come i termostati. Anche auto a guida autonoma o programmi per giocare a scacchi rientrano nella categoria. Si usa l’espressione AI per descrivere dispositivi che si pensa riproducano attività che richiedono intelligenza umana e che finiscono col superare in capacità gli esseri umani più abili. Ma in questo non c’è niente di nuovo». In che senso? «Mio padre possedeva una vecchia calcolatrice meccanica Brunsviga con cui, girando una maniglia che muoveva tutti gli ingranaggi all’interno della macchina, si producevano calcoli aritmetici che eccedevano le capacità degli esseri umani a meno che non fosse concesso a loro l’uso di carta e matita e molto più tempo per lavorare».

Lei cosa ne pensa dell’espressione AI?

«Ritengo il termine improprio poiché nessuno di questi dispositivi comprende ciò che sta facendo. La volontà richiede comprensione e la comprensione richiede consapevolezza, cioè coscienza che le macchine non hanno».

Da cosa nasce l’idea che il pensiero umano possa essere riprodotto da un computer?

«Penso che derivi da una, non irragionevole, convinzione che il cervello, essendo un oggetto fisico, obbedisca alle leggi della fisica. E qualsiasi cosa che segua le leggi della fisica può essere simulata computazionalmente. Credendo che i neuroni si comportino come fili e transistor niente di più normale che il computer possa simularne il funzionamento. Ma io ho le mie ragioni per non credere a questo».

Perché?

«Alcune azioni del pensiero umano possono certamente essere simulate computazionalmente. Per esempio la somma di due numeri o anche le operazioni aritmetiche o algebriche più complicate. Ma il pensiero umano va al di là di queste cose quando diventa importante comprendere il significato di ciò in cui si è coinvolti».

Può spiegarsi meglio?

«Il problema è la coscienza e ciò che la comprensione cosciente dei significati possono fare per noi. Naturalmente molti, se non la maggior parte, tra coloro che si occupano di AI la pensano diversamente, convinti che qualunque “comprensione” o “significato” possano essere simulati da un sistema computazionale puro».

La teoria quantistica può aiutarci a spiegare la coscienza?

«Non credo che la meccanica quantistica, per come la comprendiamo oggi, possa farlo. Penso che avremo bisogno di una teoria migliore di quella attuale».

Perché una posizione di scacchi può mettere in difficoltà un computer?

«La posizione degli scacchi a cui si riferisce è una nota posizione di pareggio conosciuta da qualsiasi giocatore che domini i rudimenti del gioco degli scacchi; invece Fritz, a quanto ho capito il principale programma di scacchi, regolato sul livello grande maestro, fraintende completamente la posizione e dopo un certo numero di mosse fa un errore stupido e perde la partita».

Come fa?

«Non sapevo molto su come fosse programmato Fritz ma ne sapevo abbastanza da aspettarmi che facesse un errore di questo tipo. Se avessi giocato con Fritz in maniera diretta avrei perso rapidamente. Non sono affatto un buon giocatore ma ho una certa comprensione di ciò che i pezzi possono fare e cosa no. Fritz invece non comprende niente, nemmeno quello che i pezzi degli scacchi possono fare. Semplicemente segue in modo inconsapevole alcuni algoritmi specifici, senza capire quello che sta facendo».

Perché?

«La mia risposta è semplice. Un computer esegue calcoli estremamente rapidi, molto più velocemente e con maggiore precisione di qualsiasi umano. Non ha però idea di cosa significhino questi algoritmi, né alcuna comprensione del loro significato. La comprensione può venire solo dalla coscienza e gli algoritmi non ne dispongono. Possono essere straordinariamente efficaci nel risolvere determinati problemi, ma perché funzionino a monte ci deve essere la comprensione consapevole dei programmatori umani che li ideano. E così sarà almeno finché non comprenderemo abbastanza che cosa sia effettivamente la coscienza. Solo allora eventualmente potremmo costruire dispositivi coscienti, qualunque cosa ciò possa significare».

La mente umana è dunque più intelligente?

«Non mi piace l’uso della parola intelligente in questo contesto, dal momento che sembra implicare una misura unidimensionale delle capacità mentali».

Oggi predominano timori sulla diffusione di robot intelligenti…

«Reputo che tali paure siano mal riposte. In un futuro estremamente lontano potremmo scoprire come costruire dispositivi consapevoli, ma questo non è rilevante per le attuali paure che pensano che i computer potrebbero sostituirci. Ma non lo faranno».

Tutte fantasie dunque?

«No, ci sono alcune legittime preoccupazioni sui lavori che potrebbero essere eseguiti meglio da robot controllati da computer che dagli umani. Ci sono anche timori genuini su ciò che i dispositivi robotici potrebbero fare in guerra, in caso di spionaggio o terrorismo, durante le elezioni, nel corso di una guerra informatica, ecc. Questi devono essere presi in considerazione molto seriamente. Ciò di cui dobbiamo preoccuparci non è che i computer prenderanno il sopravvento, ma che l’abuso umano della tecnologia informatica porterà alla ribalta nuovi pericoli difficili da prevedere e da evitare».

 

Gerardus (Gerard) ‘t Hooft

Gerardus ‘t Hooft

 

Il premio Nobel gli è stato assegnato, con Martinus J. G. Veltman, per «aver spiegato la struttura quantistica dell’interazione elettrodebole». Gli è stato intitolato l’asteroide 9491 Thooft, di cui ha scritto una costituzione per i futuri abitanti. Ha vinto la medaglia Lorentz nel 1986. Il suo prozio Frits Zernike fu premio Nobel per la fisica. Il nome ‘t Hooft significa “la testa” (‘t è un’abbreviazione per “het”).

Emanuele Severino

Emanuele Severino (Brescia 1929), già ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Venezia, è professore emerito della stessa Università.

Accademico dei Lincei è autore di opere fondamentali tra le quali, editi da Adelphi: La Struttura Originaria (1958), Studi di filosofia della prassi (1962), Essenza del nichilismo (1972, 1982), Destino della Necessità (1980), Oltre il linguaggio (1992), Tautòtes (1995), L’Anello del ritorno (1999), La Gloria (2001), Fondamento della contraddizione (2005), Oltrepassare (2007), La morte e la terra (2011).

Per Mimesis ha pubblicato La follia dell’angelo (2006), Volontà Fede e Destino (2008), La guerra e il mortale (2010), Pòlemos (2012), Dike (2015), Storia, gioia (2016). E per Rizzoli, oltre a numerosi contributi, i recenti: Il tramonto della politica (2017) e Dispute sulla verità e la morte (2018).

Giacomo Mauro D’Ariano

Giacomo Mauro D’Ariano è professore ordinario di Fisica Teorica presso l’Università di Pavia dove insegna Meccanica Quantistica e Fondamenti della Meccanica Quantistica.

Creatore e leader del gruppo di ricerca QUIT, Fellow dell’American Physical Society e dell’Optical Society of America, membro del Foundational Question institute della Templeton, del Center for Photonic Communication and Computing presso la Northwestern (Illinois).

D’Ariano è stato coordinatore nazionale di numerosi progetti italiani PRIN, nonché responsabile locale di vari progetti Italiani ed europei, e di due progetti Templeton, presidente di commissioni scientifiche di grandi conferenze internazionali. I suoi maggiori contributi riguardano i fondamenti della meccanica quantistica, l’ottica quantistica e l’informatica quantistica.

Ha introdotto nuove tecniche di misurazione quali la tomografia quantistica, nuovi schemi di misurazione ad alta sensibilità, di cloning quantistico ottimo e analisi di crittografia quantistica. Insieme ai suoi giovani collaboratori P.Perinotti e G. Chiribella ha introdotto il nuovo metodo del “pettine quantistico” per studiare e ottimizzare algoritmi e protocolli quantistici, e recentemente ha derivato la Teoria Quantistica da principi puramente informatici, e più recentemente anche la teoria delle particelle (teoria di campo libera) che rivela una soggiacente teoria ad automa cellulare quantistico.

Giuseppe Vitiello

Giuseppe Vitiello è Professore Onorario di Fisica Teorica presso l’Università di Salerno, Dipartimento di Fisica “E.R. Caianiello” e associato all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Gruppo Collegato di Salerno.

Svolge attività di ricerca nella fisica delle particelle elementari e nella fisica dei sistemi biologici e del cervello. È autore di circa 200 pubblicazioni su riviste scientifiche specialistiche, di numerosi reports in rendiconti di conferenze internazionali, di capitoli in volumi monografici, dei testi Quantum Field Theory and its macroscopic manifestations (assieme a M.Blasone e P. Jizba, Imperial College Press, London 2011) e Quantum Mechanics (assieme a H. Umezawa, Bibliopolis, Napoli 1985 e (in giapponese) Nippon Hyoron Sha. Co.Ltd., Tokyo, Japan 2005), del volume My Double unveiled (John Benjamins Publ. Co., Amsterdam 2001) sul modello dissipativo quantistico del cervello. Ha curato la pubblicazione di rendiconti di conferenze internazionali e, assieme a Gordon Globus e a Karl Pribram, del volume Brain and Being. At the boundary between science, philosophy, language and arts. (John Benjamins Publ. Co., Amsterdam, 2004).

Per un elenco delle pubblicazioni di Giuseppe Vitiello: 

http://scholar.google.com/citations?user=IUn2AY8AAAAJ

http://arxiv.org/find/all/1/au:+Vitiello_G%2a/0/1/0/all/0/1

http://inspirehep.net/search?ln=en&p=vitiello%2C+giuseppe&of=hb&action_search=Search

Roger Penrose e Emanuele Severino a Milano il 12 maggio

 

 

Il 12 maggio al Centro Congressi Cariplo di via Romagnosi 8,  Milano

   Intelligenza artificiale vs. Intelligenza naturale

 Mente, coscienza, tecnica

Un dibattito tra Roger Penrose e Emanuele Severino

CENTRO CONGRESSI FONDAZIONE CARIPLO

via Romagnosi 8, Milano – Metro: Linea 3, Fermata Montenapoleone; Linea 1, Fermata Duomo

Sabato 12 maggio 2018

Orario: 14,30-18,30

INGRESSO LIBERO

registrazione partecipanti in loco

È prevista la traduzione simultanea

 


Una discussione sulle criticità dell’Artificial Intelligence. Un dibattito, fra scienza e filosofia. Il confronto tra un eminente fisico e matematico, sir Roger Penrose, e uno dei massimi filosofi teoretici del nostro tempo, Emanuele Severino.

Machine learning, cognitive computing technologies, deep learning, data mining. Coscienza umana e intelligenza artificiale: realtà comparabili o incommensurabili? Dalla risposta a queste domande dipende gran parte del nostro futuro.

I sistemi di Intelligenza Artificiale (AI) sono sempre più articolati e toccano gli ambiti applicativi più vari. Dalla Medicina alla Finanza, dall’Industria 4.0 al Marketing politico. Ambiti che sono già entrati nell’agenda politica ed economica internazionale, come testimonia l’ultimo World Economic Forum di Davos.

Ma che cos’è l’AI, categoria per la quale sono state censite circa settanta definizioni diverse? È possibile immaginare una forma di intelligenza senza coscienza? Dove hanno origine questi fenomeni nella mente umana? Da queste domande iniziali, ne emergono altre: esiste un ponte fra coscienza umana e intelligenza artificiale? Quale teoria della “mente” presiede al discorso sull’AI?

PROGRAMMA

14:30 – 15:00 Arrivo e apertura lavori

Relazioni


15:00 – 15:30 Sir Roger Penrose

(è prevista la traduzione simultanea inglese/italiano)


15:30 – 16:00 Emanuele Severino
 

 

Discussion Panel
16:10 – 17:10

Giacomo Mauro D’Ariano (Università di Pavia), Ines Testoni (Università di Padova), Giuseppe Vitiello (Università di Salerno, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)

Repliche dei relatori
17:10 – 17:50

 

Dialogo con il pubblico ed altri interventi
h 17:50 – h 18:30
 

Coordinano i lavori: Fabio Scardigli, Marco Dotti, Marcello Esposito

Per sir Roger Penrose, professore emerito all’Istituto di matematica dell’Università di Oxford,alla base della coscienza vi sarebbero fenomeni non algoritmici di natura quantistica. La natura della coscienza non sarebbe dunque un sottoprodotto di processi di elaborazione dell’informazione ricevuta, riproducibili da computer e replicabili dall’intelligenza artificiale, ma una specificità propria del cervello umano.

Dopo aver sostenuto questa tesi in uno dei suoi libri più noti, La mente nuova dell’imperatore (1989), Penrose ha avanzato un’ipotesi innovativa e discussa: la coscienza si genererebbe da fluttuazioni quantistiche nelle strutture infracellulari interne ai neuroni (Teoria Orch-Or di Penrose e Hameroff). Se i computer portano a termine dei compiti loro assegnati attraverso logiche algoritmiche, la mente naturale “ragiona” diversamente, con logiche non riproducibili su una macchina.

Nella visione di Roger Penrose esisterebbero dunque differenze incolmabili fra Human Intelligencee Artificial Intelligence. Differenze che imporrebbero di ripensare il modello della mente che fa da sfondo alle riflessioni sull’AI.

Le tensioni nel rapporto fra mente, coscienza e tempo sono da molti anni al centro anche della riflessione di Emanuele Severino, professore emerito di filosofia teoretica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Accademico dei Lincei.

La concezione di mente e coscienza come “cose” che “divengono” nel tempo costituisce senza dubbio nella prospettiva severiniana una delle più inquietanti manifestazioni del nichilismo che avvolge il pensiero dell’Occidente fin dalle sue origini. Eppure, l’approccio riduzionista a tali concetti, oggi divenuto addirittura senso comune, rimane alla base di molti programmi di ricerca, in primis quello della cosiddetta Intelligenza Artificiale forte.

Un simile approccio, lungi dunque dall’apparire “ovvio”, potrebbe occultare fondamentali questioni teoretiche, prima ancora che etiche lasciandole irrimediabilmente inesplorate, e producendo quindi distorsioni di incomparabile portata. Anche nel mondo dell’innovazione dell’AI umanisticamente orientata.

 

Chi siamo

Organizzazione: Associazione culturale Communitas

Siamo un gruppo di ricercatori, riuniti in una associazione non profit. Abbiamo iniziato la nostra attività nel maggio 2017. Proponiamo un contributo alla diffusione delle idee e al dibattito attorno a scienza, società, nuove tecnologie

Alcune tra le domande che orientano la nostra attività sono: «quali strumenti disegneranno i confini del nostro futuro?», «come si configureranno i cardini concettuali del rapporto fra esseri umani e tecnologie emergenti?»

Il progetto nasce con un obiettivo multilivello: attraverso major lectures annuali offriamo a un pubblico specialista e non il confronto con pensatori internazionali di primissimo piano su tematiche relative agli impatti teoretici, etici, sociali, e di scenario di nuove ricerche e originali punti di vista.

Nel maggio 2017 abbiamo coinvolto esperti nel campo scientifico e umanistico. La major lecture ha visto la presenza di Gerard ‘t-Hooft, Premio Nobel per la Fisica nel 1999, figura di riferimento nell’attuale riflessione sui fondamenti della Meccanica Quantistica e quantum computer. Il volume con gli interventi della Lecture 2017 è in corso di pubblicazione presso l’editore Springer (uscita prevista a fine luglio)

 

Sito web: https://www.communitasonline.org

Twitter: @communitasbooks

 

Milano, 2 maggio 2018

Ines Testoni

Ines Testoni è Psicologa, psicoterapeuta psicodrammatista e filosofa. Professoressa di Psicologia sociale presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata (FISPPA) dell’Università degli Studi di Padova e research fellow presso l’Emili Sagol Creative Arts Therapies Research Center, University of Haifa (Israel).

Dirige il master in Death Studies & The End of Life e ha diretto il corso di alta formazione “Per il contrasto sociale alle mafie” e il corso di alta formazione in “Dirigente per la sicurezza urbana e il contrasto alle mafie”. Direttrice scientifica di tutti i congressi organizzati da Endlife.it, ha inoltre diretto due progetti europei coinvolgendo un partenariato complesso, composto da circa 7 Paesi.  (Daphne III e Grundtvig Lifelong Learning) per il contrasto alla violenza di genere e alla subordinazione femminile. Ha altresì partecipato a progetti in Brasile con le stesse finalità.

I suoi studi si imperniano sul pensiero di Emanuele Severino, grazie al quale, come mostrano le sue ricerche centrate sui temi legati per un verso alla morte e per l’altro alla discriminazione di genere, è possibile operare un cambiamento di paradigma nelle scienze psicologiche. Membro di associazioni scientifiche nazionali e internazionali, appartiene alla rete europea di ricerca e intervento per l’elaborazione del lutto Bereavement Network in Europe (BNE) e al network mondiale diretto dall’Università del Michigan “MiStory” per la ricerca e il supporto alle donne vittime di violenza.

Ha collaborato con progetti in Brasile e attualmente con gli Stati Uniti d’America. È inserita nella lista delle “100 Esperte” per gli studi sulla morte e il morire”. È autrice di una decina volumi e curatrice di altrettanti testi, di un centinaio di articoli e contributi per opere collettanee di rilevanza nazionale e internazionale.

Tra i volumi più importanti ricordiamo la curatela in collaborazione con Alessandro Carrera dell’edizione inglese di The essence of nihilism (Verso, 2016) di Emanuele Severino. Inoltre: Psicologia del nichilismo(Franco Angeli, 1997); Il dio cannibale (Utet, 2001); Il sacrificio del corpo (Il Melangolo, 2003); La frattura originaria (Liguori, 2007); Autopsia filosofica: il momento giusto per morire (Apogeo-Fentrinelli, 2008); L’ultima nascita: Psicologia del morire e death education (Boringhieri, 2015).

Tra le pubblicazioni internazionali più significative ricordiamo:

Testoni, I., Ronconi, L., Palazzo, L., Galgani, M., Stizzi, A., Kirk, K.(2018). Psychodrama and moviemaking in a death education course to work through a case of suicide among high school students in Italy, Frontiers in Psychology, 9,441 (Open Access), doi:10.3389/fpsyg.2018.00441

Testoni, I., Bisceglie, D., Ronconi, L., Pergher, V., & Facco, E. (2018). Ambivalent trust and ontological representations of death as latent factors of religiosity. Journal Cogent Psychology, 5(1). doi: 10.1080/23311908

Testoni, I., Facco, E., & Perelda, F. (2017). Toward A New Eternalist Paradigm for Afterlife Studies: The Case of the Near-Death Experiences Argument. World Futures73(7), 442-456. doi:10.1080/02604027.2017.1357935

Solomon, S., Testoni, I., & Bianco, S. (2017). Clash of civilizations? Terror Management Theory and the role of the ontological representations of death in contemporary global crisis. TPM Testing Psychometric Methodology in Applied Psychology, 24(3),379-398. doi:10.4473/TPM24.3.5

Testoni, I., De Cataldo, L., Ronconi, L., & Zamperini, A. (2017). Pet loss and representations of death, attachment, depression, and euthanasia. Anthrozoös, 30(1), 135-148. doi:10.1080/08927936.2017.1270599

Testoni, I., Ghellar, T., Rodelli, M., De Cataldo, L., & Zamperini, A. (2017). Representations of death among Italian vegetarians: An ethnographic research on environment, disgust and transcendence. Europe’s Journal of Psychology13(3), 378-395. doi:10.5964/ejop.v13i3.1301

Testoni I., Milo V., Ronconi L., Feltrin A., Zamperini A., Rodelli M. Cillo U., & Germani G. (2017). Courage and representations of death in patients who are waiting for a liver transplantation. Cogent Psychology, eprint, 4(1).

Testoni, I., Parise, G., Visintin, E.P., Zamperini, A., & Ronconi, L. (2016). Literary plastination: From body’s objectification to the ontological representation of death, differences between sick-literature and tales by amateur writers. TPM – Testing, Psychometrics, Methodology in Applied Psychology, 23(2), 247-263. doi: 10.4473/TPM23.2.8

Testoni, I., Visintin, E.P., Capozza, D., Carlucci, M.C., & Shams, M. (2016). The implicit image of God: God as reality and psychological well-being. Journal for the Scientific Study of Religion, 55(1), 174-184. doi:10.1111/jssr.12252

Testoni, I., Parise, G., Zamperini, A., Visintin, E.P., Toniolo, E., Vicentini, S., & De Leo, D. (2016). The “sick-lit” question and the death education answer. Papageno versus werther effects in adolescent suicide prevention. Human Affairs, 26(2), 153-166. doi: 10.1515/humaff-2016-0016

Testoni, I., Ancona, D., & Ronconi, L. (2015). The ontological representation of death: A scale to measure the idea of annihilation versus passage. Omega (United States), 71 (1), 60-81. doi:10.1177/0030222814568289

Testoni, I., Sposito, D.D., De Cataldo, L., & Ronconi, L. (2014). Life at all costs? Italian social representations of end-of-life decisions after president napolitano’s speech – margin notes on withdrawing artificial nutrition and hydration. Nutritional Therapy and Metabolism, 32(3), 121-135. doi:10.5301/NTM.2014.12488

Testoni, I., Lazzarotto Simioni, J., & Di Lucia Sposito, D. (2013). Representation of death and social management of the limit of life: Between resilience and irrationalism. Nutritional Therapy and Metabolism, 31(4), 192-198.  doi:10.5301/NTM.2013.11585

Fonseca, L.M., & Testoni, I. (2011). The emergence of thanatology and current practice in death education. Omega: Journal of Death and Dying, 64(2), 157-169. doi: 10.2190/OM.64.2.d

 

 

 

‘Mind over matter’: Stephen Hawking – obituary by Roger Penrose

Roger Penrose

The image of Stephen Hawking – who has died aged 76 – in his motorised wheelchair, with head contorted slightly to one side and hands crossed over to work the controls, caught the public imagination, as a true symbol of the triumph of mind over matter. As with the Delphic oracle of ancient Greece, physical impairment seemed compensated by almost supernatural gifts, which allowed his mind to roam the universe freely, upon occasion enigmatically revealing some of its secrets hidden from ordinary mortal view.

Of course, such a romanticised image can represent but a partial truth. Those who knew Hawking would clearly appreciate the dominating presence of a real human being, with an enormous zest for life, great humour, and tremendous determination, yet with normal human weaknesses, as well as his more obvious strengths. It seems clear that he took great delight in his commonly perceived role as “the No 1 celebrity scientist”; huge audiences would attend his public lectures, perhaps not always just for scientific edification.

tratto da The Guardian, 14 marzo 2018

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Roger Penrose

Roger Penrose (Colchester, 1931), di formazione matematico, si appassiona alla fisica teorica nei primi Anni ‘60, e rivoluziona immediatamente l’intero studio delle soluzioni delle equazioni della Relatività Generale, introducendo nel settore nuove e potenti tecniche topologiche.

Membro della commissione per il dottorato di Hawking a Cambridge (la cui tesi riguarda proprio varianti e applicazioni di un teorema stabilito da Penrose) prosegue insieme con Hawking tali studi, che culminano nel 1970 nei famosi teoremi di singolarità di  Hawking-Penrose.

In pratica, i due dimostrano che se si assume per vera la relatività generale, deve esserci stata una singolarità spazio temporale nel passato (il Big bang), edevonoesserci singolarità nel futuro (i buchi neri).

Penrose prosegue poi i suoi studi immergendosi nell’altra grande struttura teorica della Fisica del XX secolo, la meccanica quantistica. Anche qui, apporta fondamentali cointributi, proponendo che il collasso della funzione d’onda quantistica sia dovuto all’interazione gravitazionale. Esperimenti sono progettati e costruiti proprio in anni recentissimi per verificare tale ipotesi.

Affronta poi il problema della mente e della coscienza, sostenendo la natura non algoritmica della mente, e dunque la non riproducibilità della stessa su una macchina (un programma che confligge in radice con gli assunti di Intelligenza Artificiale).

Fra le molte sue scoperte in Fisica e Matematica, spiccano anche le cosiddette “tassellature di Penrose”, che hanno aperto lo studio dei quasi cristalli, e che hanno influenzato artisti geniali come Escher (in contatto con Penrose negli Anni ‘50).

Fra i numerosissimi premi, Penrose è stato vincitore del Wolf Prize, della Dirac Medal, della Copley Medal.

Tra i suoi libri, editi da Rizzoli: La mente nuova dell’imperatore (1992), La strada che porta alla realtà (2005), Dal Big Bang all’eternità (2011) e La natura dello spazio e del tempo (2002), scritto in collaborazione con Stephen Hawking, oltre al recente Numeri, teoremi & minotauri (Rizzoli, Milano 2017). Per Cortina è invece apparso Il grande, piccolo e la mente umana (2000).